Pinarella di Cervia, sempre centro del mondo nella “Road to Olympics”

(foto di Max Hamm)

Il Torneo di Cervia è giunto alla 14a edizione, la sesta con dignità di “Campionato del Mondo” che comunque gli apparteneva virtualmente anche prima, essendo stato, da subito, l’appuntamento più importante, ricco e atteso della stagione.

Dal 2005 i progressi sono stati costanti, con novità migliorative ad ogni edizione.

La versione 2018 della rassegna ha riconfermato il montepremi quasi record (25000 dollari) e ha ampliato la night line (molte partite in notturna fra le quali, novità assoluta, le due finali principali).

Ma lo step in avanti nella “Road to Olympics” (il processo che deve portare il beach tennis ai Giochi) è venuto dall’aspetto regolamentare: due giudici di linea (giustamente severissimi) hanno falciato il malcostume del fallo di piede, il “vizietto” (praticamente generalizzato) che autorizzava i giocatori ad eseguire il servizio senza rispettare la linea di battuta.

L’applicazione ha colto di sorpresa i giocatori (“potevano avvisarci” è stata la loro protesta), ma la loro sorpresa è la conferma che l’abitudine era consolidata e che ogni azione di gioco partiva viziata da un comportamento falloso.

Le numerosissime infrazioni segnalate (finalmente) hanno portato a qualche arrabbiatura, ma hanno segnato un punto di non-ritorno. Lasciar stare la riga di battuta (e quindi portare di qualche centimetro indietro la posizione di inizio della routine) conferisce credibilità al gioco e svantaggia i battitori. Amici (e amiche) giocatori, un po’ di allenamenti specifici e potrete sicuramente accettare la novità.

Senza necessità di altri interventi strutturali e regolamentari invasivi e/o costosi (si sta pensando di aumentare le dimensioni della palla, di alzare la rete, di eliminare la possibilità di rispondere attaccati alla rete, facendo “muro”) l’attenzione al fallo di piede porterà subito verso il risultato voluto, ovvero diminuire la potenza del servizio negli incontri maschili, aumentare la lunghezza degli scambi e, con essa, la spettacolarità e la fruibilità televisiva del gioco. Si potranno limitare i costi presentando un solo giudice di linea (si può risparmiare su quello posto nel lato di risposta).  Dal punto di vista regolamentare il sottoscritto continua a pensare che sia necessario differenziare l’altezza della rete fra uomini e donne: quella degli uomini può rimanere così, quella delle donne va abbassata di almeno quattro dita.

Cervia, per il sesto anno, è stata centro del mondo beach tennistico. E in futuro? L’edizione del Mondiale 2019 è ancora da assegnare. Il direttore Caponigri è tranquillo: “Mondiale o no, Pinarella avrà comunque un grande evento anche l’anno prossimo”. Gli fa eco Fari, l’iraniano che ha sostituito il britannico Barraclough come commissioner ITF per il beach tennis: “Stiamo studiando nuove formule. Potrebbe non esserci un mondiale in sede unica… Ma in ogni caso Cervia, con le sue potenzialità organizzative, rimarrà al centro di qualsiasi progetto”.

Il Bagno Delfino ha ancora passato l’esame: a parte la struttura sportiva (Campo Centrale migliorato nell’illuminazione con una corona di luci “americane”) lo stabilimento “risplende” della genialità imprenditoriale tipica (soprattutto nel recente passato) della Romagna: un’attenzione in più, un servizio in più, una gentilezza in più… La famiglia Ceccaroni mette evidente cura nella composizione dello staff, dai membri storici (come  “Mambo”) agli stagionali, dalla cura dei servizi di spiaggia a quelli di ristoro, alle disabilità, agli animali… La stessa cosa fa Caponigri nel settore sportivo, con la sua inossidabile squadra di volontari, con gli storici Castelli e Pira in prima fila. Tutti educatissimi, volenterosi, efficienti e simpatici.  “Alla romagnola”, insomma.

Veniamo al torneo. Partite meravigliose e combattute sin dalle qualificazioni, dove erano impegnati fior di campioni.

Fra le donne tagliamo corto: ci sono due coppie che si stagliano su tutte e che possono vincere anche esprimendo il 60% del proprio potenziale. Si sono ritrovate fatalmente in finale, muso contro muso, come l’anno scorso. Ancora una volta la gara è stata equilibrata e decisa da pochi scambi e ancora una volta si è risolta a favore di Federica Bacchetta (la ravennate, neo signora Folegatti, quarto titolo mondiale per lei, consolida il titolo virtuale di più grande giocatrice di tutti i tempi) e Giulia Gasparri (che sale a 3 titoli in una carriera ancora sostanzialmente agli inizi). Sconfitte con un onore che sicuramente non basta a compensare la delusione le grandi rivali Flaminia Daina e Sofia Cimatti, che restano ferme rispettivamente a uno e due titoli mondiali.

Le altre sono troppo lontane. La squadra brasiliana, con le veterane Cortez, Barijan, Miller (peraltro ottima semifinalista con la tedesca Biglmaier) e Muniz, non è più in grado di avvicinare le big italiane. Le russe Churakova e Glimakova si sono mangiate l’ennesima occasione per il salto di qualità (nei quarti stavano stradominando la sfida contro Cimatti-Daina, confermandosi fortissime ma incapaci di mentalità vincente). Le gemelle Hoarau, perle dell’isola di Reunion, si sono fermate troppo indietro.

Fra gli uomini, invece, più coppie competitive e più sorprese. Non tanto nella composizione delle semifinali, che allineavano le prime 4 coppie del ranking; ma in finale ci sono andati i due team meno attesi, che hanno estromesso le star più pronosticate, che miravano a ripetere la finale 2017.

Cappelletti e Carli, dopo due anni di dominio (tre per “Cappe” che vinse anche nel 2015 con Marighella ed era imbattuto al Delfino da 16 partite consecutive) si sono arresi in semifinale alla furia dello spagnolo di Canaria Antomi Ramos e del suo compagno riminese Mikael Alessi, trovato last minute per l’impossibilità di Antomi di vivere il beach tennis in modo professionale, stante la sua occupazione di steward su voli aerei.

Cramarossa e Garavini, in una fase controversa del loro sodalizio sportivo, hanno resistito un solo set al bombardamento di due giganti tecnici e veloci come il lughese Giovannini e il san pietroburghese Nikita Burmakin.

La finale ha sancito una verità: il pubblico di Pinarella aspetta la finalissima a prescindere da chi la giocherà e dall’ora a cui si svolgerà. I continui rinvii per condizioni metereologiche (evitate le ore più torride) e per il protrarsi dei match hanno fatto avviare l’ultimo episodio alle 23.09. C’erano tremila persone sugli spalti e il doppio ce ne sarebbero state se ci fossero state tribune più grandi. Fino all’1 e 11, quand’è caduta l’ultima pallina, non se ne è andato praticamente nessuno, a parte qualche famiglia con bambini piccoli vinti dal sonno e dalle emozioni di una giornata lunghissima. E ancora un bel pubblico c’era per la premiazione e per gli abbracci finali.

A vincere è il canario Antomi Ramos, magnifico sorriso, interpretazione “todo corazon” delle partite, cuore immenso nelle dediche ai suoi amici e ai suoi conterranei, dal suo compagno degli inizi, Octavio Santana (presente in tribuna con la sua magnifica famiglia) al buon Nino Mireles, pioniere del beach tennis in Gran Canaria, che ha sempre creduto in lui e che lo avrà sicuramente sostenuto da lontano. Antomi ha messo in mostra un’irreale abilità nel fondamentale della risposta. Mi scuso con i mitici Marighella e Calbucci, ma credo che lo spagnolo sia da considerarsi il più grande di tutti i tempi in questo comparto del gioco.

Accanto a lui il riminese Mikael Alessi, asciutto nel carattere, misurato nelle parole e nell’esultanza finale, inarrestabile in attacco (formidabile soprattutto negli altissimi “terzi tempi”) e funambolico in difesa e nella risposta a muro. Una chimica di coppia improvvisata, ma che è sembrata perfetta.

Sconfitti di un soffio Nikita, il cui micidiale servizio è stato imbrigliato dalle risposte di Ramos dai muri di Alessi, e Tommaso, pulitissimo nella prestazione (solo 4 errori in due ore!) e migliorabile dal punto di vista agonistico (quante energie nervose disperse nei momenti di difficoltà del match!).

E’ la prima volta che uno straniero partecipa alla finale maschile. In questo caso gli stranieri erano addirittura due ed ovviamente la vittoria di un non-italiano è una novità assoluta.

Il francese Theo Irigaray – che ha incantato il Delfino con 30 minuti di beach tennis superbo insieme al compagno Mathieu Guegano (poi i due hanno cestinato la vittoria nei quarti contro Burmakin-Giovannini) – si è consolato con il torneo di Misto vinto insieme alla cervese Nicole Nobile su Banci-Abrami, in un tabellone che ha lasciato lontano gli attesi russi (Burmakin costretto al ritiro in semifinale per il protrarsi della sua avventura nel doppio maschile) e brasiliani, detentori delle ultime due edizioni.

 

Pinarella di Cervia, Bagno Delfino, 4 agosto 2018

Finale Maschile Campionati Mondiali di Beach Tennis ITF

ANTOMI RAMOS e MIKAEL ALESSI b. NIKITA BURMAKIN E TOMMASO GIOVANNINI   7/5  7/6 (5)

Durata set: 51’ e 63’ (dalle 23.09 al 1.18, con 9 minuti di pausa fra i set, durata complessiva dell’evento 2 ore e 9 minuti)

Illuminazione e sabbia ottimali, 27° C, umidità 79%, spettatori 3000 (massima capienza)

Arbitro:

Andamento set:

1 set (sequenza battuta RAM/GIO/ALE/BUR) 1/0, 1/1, 2/1, 2/2, 2/3, 3/3, 4/3, 4/4, 4/5, 5/5, 6/5, 7/5

2 set (stessa sequenza) 1/0, 1/1, 1/2, 2/2, 2/3, 2/4, 3/4, 3/5, 4/5, 5/5, 5/6, 6/6

TB: 1/0, 1/1, 1/2, 2/2, 2/3, 3/3, 4/3, 4/4, 5/4, 5/5, 6/5, 7/5

Giochi 40pari: 11 (5 nel primo set, 6 nel secondo). Vinti 5 da RAM/ALE (4 nel primo set 1 nel secondo) e 6 da BUR/GIO (1 nel primo set 5 nel secondo)

Giochi a zero: 1 (perso al servizio da GIO nel secondo set)

Punti complessivi. RAM/ALE 84 , BUR/GIO 74.

Totale punti giocati 158, di cui 48 (30,3%) decisi in meno di tre colpi.

 

PUNTI INDIVIDUALI

RAMOS 29 (12 nel primo set, 17 nel secondo). 11 in battuta, 11 in attacco, 1 colpo basso, 6 alla risposta.

ALESSI 35 (15 nel primo set, 20 nel secondo). 14 in battuta, 15 in attacco, 1 colpo basso, 1 lob, 4 alla risposta.

BURMAKIN 21 (7 nel primo set, 14 nel secondo). 4 in battuta, 13 in attacco, 3 colpi bassi, 1 alla risposta.

GIOVANNINI 24 (11 nel primo set, 13 nel secondo). 7 in battuta, 13 in attacco, 3 colpi bassi, 1 alla risposta.

ERRORI INDIVIDUALI

RAMOS 11 (10 nel primo set, 1 nel secondo). 4 in battuta, 3 in attacco, 4 colpi bassi

ALESSI 18 (8 nel primo set, 10 nel secondo). 6 battute (1 FF), 5 attacchi, 7 colpi bassi.

BURMAKIN 16 (7 nel primo set, 9 nel secondo). 5 battute (1 FF), 2 attacchi, 9 colpi bassi

GIOVANNINI 4 (2 nel primo set, 2 nel secondo). 1 battuta, 2 attacchi, 1 colpo basso.

 

 

 

 

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