A Ca’Bruna cantando Claudio

Per un sabato romagnolo di dicembre, il buon Alessandro di Ca’ Bruna è andato lontano a pescare l’asso vincente per intrattenere i suoi clienti.

La “convocazione” è arrivata fino alla lontana Taranto (7 ore di auto…), pronta ad essere raccolta con il consueto entusiasmo dal grande Giuseppe Panarelli (foto di Gilda) e dal suo tastierista Francesco.

Per un viaggio e un sacrificio del genere si attendeva una bella risposta… ed infatti il pubblico di Ravenna e dintorni copre di prenotazioni l’agriturismo sin dai primi annunci e il rassicurante sold out è raggiunto con un bell’anticipo. C’è anche l’immancabile “Curva B” di fans che lo seguono ovunque, anche da molto lontano.

Ca’ Bruna è un tipico luogo di ospitalità romagnola: campagne tutto intorno (anche se la città è vicinissima) e struttura dai muri grossi, che sembrano voler raccontare tradizioni di fredde serate dei nostri nonni, allietate da poca luce, da una fisarmonica, dalle canzoni popolari, da un po’ di pane, formaggio e vino…

E’ passato tanto tempo, ma stasera siamo come figli (nipoti) di quelle stesse serate, anche se la luce di oggi è piena e calda, il menu è ricco. E ci vuole ben altro che una fisarmonica per scatenare le emozioni…

Ci vuole, ad esempio, Claudio Baglioni, denominatore comune di varie generazioni (magari non le ultimissime, che comunque sembrano portargli quantomeno un sanremese rispetto) con le ballate che hanno incendiato la nostra gioventù. E ci vuole (in assenza del “titolare” Claudio) quel Giuseppe Panarelli che – insieme al fido Francesco – può riprodurre la maestria di quelle parole, la genialità di quelle sequenze musicali, la forza di quei racconti d’amore che hanno preso per mano gli italiani e li hanno portati a crescere, come fossero un sussidiario della loro educazione sentimentale. Per non parlare degli sviluppi più alti e nobili della seconda parte della sua carriera che ne fanno un intellettuale profondo e completo.

Ottenuta l’attenzione con un attacco deciso e professionale (marchio di fabbrica del nostro tarantino) il più è fatto. Perché sappiamo che Giuseppe non sbaglierà più, che anche le partiture vocali più ardite, create con genialità e perfidia da quel “disseminatore di trabocchetti” che è Baglioni (lo sa bene ogni strimpellatore di pianobar) troveranno puntualissimo Panarelli a restituire al pubblico l’incanto di ogni canzone, di ogni passaggio, di ogni immagine di un forziere di tesori musicali che, dopo 50 anni, sembra letteralmente senza fondo.

Cantano tutti. Qualche signore prende per mano una moglie o un’amica magari non più giovanissime, ma che la magia della musica (e delle canzoni di Claudio in particolare), torna a far sembrare la ragazza di una volta, almeno per qualche minuto.

Le canzoni di Claudio sono le canzoni di tutti. Un Paese intero gliele ha rubate, le ha scolpite nell’anima, le ha messe fra le parole e fra i suoni che danno l’identità di un popolo e di ciascuno di noi.

Panarelli ne sembra consapevole. Non cede alla tentazione di un’interpretazione “di campagna”, alla buona, piaciona, tirata via alla “volemose bene”. La performance rimane curatissima, sul filo di quella puntigliosa perfezione stilistica e di quell’attenzione ai particolari ereditata dal personaggio di cui porta in giro l’arte da tanti anni.

E accanto alle canzoni che sono ormai un breviario da recitare a memoria, Giuseppe concede qualche pezzo capace di sorprendere, come “Signori si Chiude” (con un coltello che fruga spietato il cuore di molti protagonisti di amori impossibili) o la splendente “Niente Più”, brano con un unico difetto: essere nato solo a valle di un fiume di quarantennali meraviglie. Io rimango convinto che se un cantante esordiente si fosse presentato con questa canzone nel panorama musicale attuale si sarebbe gridato al prodigio. Mentre per Claudio è stata considerata felice “prassi”

L’esperto tastierista Francesco raccoglie gli strumenti a fine spettacolo visibilmente soddisfatto: “Faccio spesso serate tributo, anche di altri artisti popolarissimi – dice – e so che sono sempre serate a rischio, perché troviamo un pubblico di fans che spesso conosce più cose di noi sull’artista che proponiamo, che conosce le ultime versioni di ogni brano, tutte le sfumature… Ma con Giuseppe vado tranquillo e se c’è un pubblico veramente appassionato di Claudio sono certo che lo saprà conquistare”.

E’ molto tardi quando … signori, presto, ché fra un po’ si chiude…

Grazie Giuseppe. Grazie Claudio. Un’altra storia e un’altra notte da non scordare

 

 

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