1986: L’epica dell’Argentina, la lezione degli Inglesi
1986: L’epica dell’Argentina, la lezione degli Inglesi
- Scritto da Marco
- 15.12.2013 14:45.39
C’è una partita di calcio che ha fatto la storia di questo sport. Si è giocata ai Mondiali del 1986 in Messico, fra Argentina e Inghilterra.
Quattro anni prima i due Paesi erano stati protagonisti di una guerra per il controllo delle isole Falkland-Malvinas: fascismo demagogico da parte del regime argentino di allora e pericolosi slanci di orgoglio coloniale dei britannici. Si mossero le navi da guerra, ci furono scontri con decine (o centinaia, non ricordo) di caduti. Alla fine gli inglesi ribadirono la propria sovranità sull’isola. Non se ne è più parlato, per fortuna. Ma si sappia che questo mondo ha dovuto preoccuparsi anche delle Falkland.
Torniamo al calcio. La partita del 1986 è logicamente molto sentita. Alla fine del primo tempo il punteggio è ancora di zero a zero.
Dopo qualche minuto della ripresa c’è un rimpallo che sta per finire fra le braccia del portiere inglese Shilton. Ma un guizzo e un gioco di prestigio del giocatore più piccolo in campo, Diego Armando Maradona, consentono al numero 10 dell’Argentina di segnare, portando via il pallone sotto il naso dell’altissimo portiere con lamano! Sì, con la mano.
Non dovete immaginare cosa sarebbe successo se la squadra danneggiata fosse stata l’Italia. Basta ricordare le scene di isteriadopo i fischi (molto meno scandalosi) dell’arbitro Moreno nel 2002 o quello che succede quasi ogni domenica nel nostro campionato: proteste tumultuose, mani addosso all’arbitro, partita non giocabile per lunghi minuti e condizionata, alla ripresa, da nervosismo, falli e proteste continue.
Per non parlare del commento televisivo: esasperato, violento, insinuante, scandalistico, vittimista, livoroso, emotivo al massimo livello.
Ora guardate questo video puntandolo al minuto 52’35’’. Cosa notate?http://www.youtube.com/watch?v=vJy1avllaZ0
Prima di tutto che il telecronista della BBC non si accorge subito del fallo. Anche quello della RAI dell’epoca (Giorgio Martino) non rilevò subito il tocco di mano, che fu chiaro solo dopo alcuni replay.
I giocatori inglesi, di fronte a un’irregolarità così evidente, hanno un modo di protestare moltocomposto. Uno solo (forse il capitano) va faccia a faccia con l’arbitro, tenendo però le mani dietro la schiena e comunque per un tempo brevissimo. L’arbitro consulta a vista più volte il guardalinee, non trovandone la collaborazione. Nessun inglese attacca personalmente Maradona (che esulta senza ammettere la propria colpa).
Fra quando la palla entra in gol e quando gli inglesi battono la ripresa del gioco passano solo 40 secondi!!! Il telecronista inglese – dopo aver denunciato con toni fermi, ma pacati, l’irregolarità – riprende serenamente il commento dell’azione d’attacco della sua nazionale, dove si verifica il fallo di mano di un difensore argentino su cui nessuno protesta.
E pochi minuti dopo accade un altro prodigio.
Diego Armando Maradona non è più solo il capitano della nazionale argentina. Diventa il simbolo di ogni desiderio di riscatto. Uno Spartaco, un Masaniello. E’ l’uomo delle periferie povere di Buenos Aires, il predestinato che sfugge alla condanna della miseria, il grumo di ossa carne e sangue piovuto sul mondo per giocare a calcio e per dare una lezione agli avversari di una guerra, alla nazionale del calcio più nobile, ai rappresentanti sportivi del potere politico e militare mondiale.
Rivediamo questo prodigio in questo video e ascoltiamo la pura epica del telecronista argentino,Victor Hugo Moralez.http://www.youtube.com/watch?v=7404jcxTu0o
Lo marcan dos, ma Diego “arranca por la derecha” (parte da destra), infila una quantità impossibile di difensori inglesi, quasi tutti in elegante contemplazione di tanta bellezza. Non entrano duro sull’uomo che poco prima li ha truffati. Non fermano l’emozione. Non si vendicano. Non gli tirano una roncolata.
“Genio! Genio!” urla Moralez che ha già intuito cosa sta per accadere. Una recorrida memorable. La jugada de todos los tiempos.
“Gooool!”. “Quiero llorar”. Voglio piangere. “Barrillete cosmico! De que planeta veniste?” L’espressione è magica e potentissima, anche se non ho mai capito cosa voglia dire “barrillete” (forse “barilotto”).
Che dicono gli inglesi nel frattempo? Torniamo al collega della BBC e riascoltiamolo in questo passaggiohttp://www.youtube.com/watch?v=vJy1avllaZ0 al minuto56’20’’.
Non capisco bene tutte le parole (magari qualcuno me le traducesse!), ma si rende omaggio al genio, e si riconosce che la folla si alza al più bel gol di questo mondiale (all’inglese brucia un po’ e arrotonda per difetto la collocazione della “recorrida memorable” nel ranking delle emozioni di ogni tempo).
Beh, io credo che questa giornata abbia insegnato tante cose.
Maradona, in occasione del secondo gol, ci ha insegnato il genio e l’arteapplicati al gioco del calcio.
Victor Hugo Moralez ci ha insegnato come l’epica e la poesia possano essere applicati ad una passione popolare come il calcio (sempre meglio del destino di Omero o di Mameli e di tanti altri che dovettero applicarsi sempre e solo alla guerra).
I calciatori della nazionale inglese ci hanno insegnato come, quando non si riesce a vincere, si possa perdere dando un contributo alla civiltà (sì! Alla civiltà!) mantenendo il controllo e dando un esempio importante a milioni di telespettatori in ogni angolo del mondo. (fra i quali c’erano sicuramente i genitori italiani che vanno alle partite dei loro figli urlando “devi morire” all’arbitro o ai ragazzini della squadra avversaria; perché noi italiani… siamo furbi… noi ci facciamo valere… non ci facciamo passare per fessi… bravi! avete capito tutto…)
Il telecronista inglese ci ha dato un saggio di misura, di equilibrio, di onestà giornalistica che non si stacca dall’orgoglio patriottico, ma lo accompagna anche nel momento difficile.
Lo sport e la musica sono linguaggi immediati. Sono radici comuni dell’umanità e la tengono assieme più di ogni altra cosa, più di mille trattati di pace, più di mille protocolli di collaborazione.
Un mondo migliore si (ri)costruisce da qui.
PS: E il primo gol di Maradona??? E’ stata una ladrata e io, di solito, le odio. Odio i simulatori, i furbetti, i bugiardi, gli sleali… Però… ci ho pensato tante volte. Mi sono convinto che quel colpo di mano fu uno sfregio artistico. Un baffo alla Gioconda. Un taglio di Fontana sulla tela. Fu qualcosa di diverso per le circostanze, per l’autore del gesto e anche per la geniale spiegazione che ne diede in conferenza stampa: “Fue la mano de Dios…”. Sono convinto che gli inglesi – almeno quelli più flemmatici e ironici – alla fine, si divertano ancora a ripensare ad un gol così…