Sanremo 2015
Sanremo 2015
- Scritto da Marco
- 15.02.2015 21:45.27
Ho seguito con particolare attenzione la 65a Edizione del Festival di Sanremoche, negli ultimi due giorni mi ha vistodirettamente inviato “in loco”.
Cercavo un aggettivo per definire questa edizione. Dopo averne valutati molti ho scelto “bocconiano”.
La Bocconi è la più prestigiosa università italiana, quella che accoglie solo i più meritevoli e li restituisce, dopo il ciclo di studi, destinati ad essere la classe dirigente del Paese.
Una magia inalterata.Il Festival di Sanremo è da molti decenni (con l’esclusione delle partite di calcio) la trasmissione televisiva italiana più seguita. All’originale gara di canzoni sono stati nel tempo aggiunte le performance di comici, di ospiti fuori gara italiani e stranieri, crescenti spazi pubblicitari, iniziative di beneficienza e attrazioni di ogni genere, tali da farlo diventare uno show televisivo di varietà, dove la musica è solo uno degli ingredienti, e talvolta nemmeno il più importante.
Il Festival della piccola e graziosa città ligure (che formicola elettrizzata intorno all’evento con una passione intensa, ma misurata, tipica di questa regione), ha ospitato – con eccezioni calcolabili sulle dita di una mano – tutti i protagonisti dello spettacolo italiano di ogni epoca, buona parte dello star system americano e internazionale e buona parte dei personaggi da copertina delle varie attività umane, dagli astronauti ai medici, ai politici, agli sportivi ecc
La tenacia con cui le varie organizzazioni sanremesi hanno composto il registro degli ospiti fa sì che scorrendo idealmente in un caleidoscopio le 65 edizioni si ottenga il miglior testo di storia italiana del costume. E c’è anche modo di farlo concretamente, visto che al Pala Fiori è stata allestita una magnifica mostra fotografica e multimediale: da passarci una settimana dentro… (e peccato che abbia potuto invece dedicarvi solo pochi minuti).
Dopo l’edizione 2015 possiamo tranquillamente dire che la magia continua e si rinforza: gli ascolti televisivi sono stati alti, l’attenzione del Paese si è concentrata sull’evento (abbondanti spazi sui giornali e approfondimenti a tema sulle altre trasmissioni TV della Rai e degli altri canali).
Il conduttore. Carlo Conti fa questo lavoro da 30 anni. Ha cominciato nelle radio private fiorentine, per passare alle discoteche della Versilia, poi alle emittenti locali e quindi alle più prestigiose serate della TV nazionale. Sapevo che era serio, bravo, simpatico anche se non simpaticissimo. Dopo averlo visto a Sanremo devo leggermente correggere uno degli aggettivi di questa descrizione: non è “bravo”, è “bravissimo”. E’ un fenomeno, un campione della sua specialità. La padronanza del palco e delle mille situazioni anche impreviste che in esso si sono rappresentate è stata mostruosa. Non ha mai dato un segno di stanchezza o di nervosismo. Ha parlato (anche se spesso ha semplicemente letto dal “gobbo”) in un italiano perfetto nelle parole e nelle pronunce; ha dimostrato memoria e sufficiente cultura; ha avuto giusti tempi comici e capacità commemorative e celebrative anche di situazioni drammatiche; è stato di primo sostegno alle sue giovani collaboratrici e ai cantanti; ha rinunciato con umiltà a qualsiasi promozione della sua persona e delle sue capacità, concentrandosi sull’esecuzione perfetta del difficile compito a cui era stato chiamato. Un difetto? E’ stato “troppo” bravo. Un automa, un esecutore, una macchina. Lo spettacolo si nutre anche di errori, di limiti, di gaffes, di venature di umanità, di eccessi (per esempio la magniloquenza di Baudo o le derive ruspanti di Morandi) che increspano la bravura e la rendono più digeribile. Da questo punto di vista Conti non ha concesso niente. Bocconiano.
Le conduttrici. La spagnola Rocio e la “terroncella” Emma sono state brave e all’altezza di quello che dovevano fare e che ci si aspettava da loro. Anche più umanizzate e meno bocconiane, rispetto al contesto. Il grande equivoco (che dura da anni) riguarda Arisa, secondo me non attinente al mondo dello spettacolo né per l’inguardabile estetica (un disastro, anche se so che la soggettività dei gusti fa sorgere qua e là dei sostenitori, anzi, oserei dire dei sospensori della sua “avvenenza”) né per il valore artistico (cantante dalla espressività mediocre cui sono state affidate canzoni pessime, compresa quella che ha scandalosamente vinto il Festival dello scorso anno), né per le qualità di conversatrice (imbarazzanti) e di conduttrice (da ufficio inchiesta). Chi l’ha raccomandata per farle passare l’esame d’accesso alla Bocconi? Chi la protegge?
I cantanti: veniamo al dunque. Ancora una volta (ma va così da molti anni) la categoria “big” include parecchi abusivi. Non che siano cattivi cantanti (la commissione bocconiana ha giustamente promosso la capacità canora di tutti loro, apparsa mediamente altissima). Tuttavia il concetto di “big”, secondo me (e secondo molti) deve comprendere un percorso, una riconoscibilità, un’”anzianità di servizio”, del personaggio che va oltre la nota più acuta che può esprimere o l’effimera incoronazione popolare del talent show appena vinto. Un Lucio Battisti, un Tenco, un Paoli, un De Gregori, una Nannini, un Ricco e (soprattutto) un Povero, hanno dimostrato che si può entrare nella storia della canzone e nel cuore della gente anche sapendo fare solo il giro di do con la chitarra o gorgheggiando su una sola ottava. I veri big, quelli che riempiono stadi e palasport da tanti anni, si sono ancora tenuti alla larga dalla gara. A turno, si fanno vedere con l’aura di “superospiti”, per celebrare in tutta comodità il loro mito. E quando arrivano sul palco loro si percepisce subito il cambio di ritmo e di velocità e la loro superiore credibilità. Quest’anno si sono fatti “standingovascionare” Antonacci, Ferro e la Nannini (inspiegabile, invece, la figura miserella fatta dal grande Ruggeri). Lo scorso anno era toccato, fra gli altri, al maestro Claudio, del cui passaggio ho inutilmente cercato traccia. A dodici mesi di distanza tutto viene “digerito” dalla bulimia sanremese, anche il passaggio del più grande. Di Albano e Romina parlo a parte
Detto questo i cantanti in gara sono tutti (sì, direi tutti) bravi e bocconiani: cantano forte, hanno voci preparate e lungamente allenate e studiate, nonché un ottimo controllo delle non semplice gestione del palco e delle emozioni. Mancano però le canzoni. I testi sono molto mediocri (la commissione bocconiana sceglie quasi solo testi sentimentali classici, concedendosi solo una deroga con DiMichele/Coruzzi e i Soliti Idioti, mentre in altre edizioni si era rischiato anche qualche altro tema). Un po’ meglio le musiche, mentre gli arrangiamenti e le esecuzioni delle orchestre (per quello che ci capisco) mi sono sembrate di gran livello. L’attacco del ritornello della canzone di Masini (diomio, Masini…) è la cosa più originale che ho sentito. Difettano anche le personalità e i personaggi: i ragazzi in gara sembrano non aver niente da dire. Le loro canzoni non dicono niente e quando viene data loro la possibilità di parlare dicono delle banalità. Una delle concorrenti su cui facevo più affidamento, Bianca Atzei, si gioca male la chance, presentandosi con uno sciocco abbigliamento smutandato, che ne vanifica la dolcezza e la profondità che mi sembrava (mi sembrava…) potesse possedere.
Fra i concorrenti è difficile poter intravvedere i germogli di un nuovo Celentano, un Modugno, un Morandi, un Endrigo, un Tenco (figuriamoci), ma nemmeno una genialità da DjAx, una rabbia da Nannini, un timido orgoglio da Ramazzotti, una veracità da Pausini, una semplicità da Caterina Caselli, una demenzialità da Elio e Le Storie Tese (in questo senso i fortissimi Biggio e Mandelli perdono l’occasione)… Forse si può vedere qualche grinta da AlBano o qualche determinata volontà da Ranieri in miniatura. Sicuramente abbiamo la possibile riproduzione di un Bocelli, con il trio “Il Volo”, che però, a differenza di Bocelli, ha avuto in sorte una canzone peggiore con cui esibirsi. Il più grande flop sanremese è proprio quello degli autori. Forse perché i bocconiani preferiscono scegliere modelli standard, senza rischiare nulla. Alla fine ne esce una marmellata autorale (in cui si distingue la multi produzione di Checco dei Modà). La carie, poi, ègarantita, se, nella notte di San Valentino, a vincere, è un brano che si intitola “Grande Amore” e che è un concentrato di banalità già sentite milioni di volte, sia pur condite dalla miracolosa combinazione di tre voci strepitose.
I comici. I buoni budget del Festival consentono facilmente di saccheggiare il meglio (i comici non guadagnano più tanto, oggigiorno). Alcuni grandi vecchi come Panariello (l’imitazione di Renato Zero non smette di sbalordire), e parecchi giovani interessanti (super Virginia Raffaele, bravissimi i Boiler, disastro Siani e Pintus).
Albano e Romina. Sono (ri)apparsi martedì, nella prima serata, estratti insieme dai sarcofagi della loro sfortunata vicenda coniugale e rimandati per la prima volta in pasto al pubblico italiano (c’era stato un danaroso prologo a Mosca qualche mese fa) affinché il pubblico stesso potesse valutarne le attuali condizioni.
Il successo dell’operazione è stato clamoroso, gli ascolti sono andati alle stelle e hanno probabilmente trainato quelli dei giorni successivi. Di nessuna rilevanza l’aspetto artistico (si sa in partenza che AlBano è un grande della canzone e Romina può passare nella storia della musica come una cameriera). Il comportamento sul palco della ex coppia, invece, ha destato i più vari commenti. Io, poche ore dopo l’esibizione, ho scritto questo pensiero che, anche dopo qualche giorno, confermo pienamente…
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Ieri li ho visti. Sono stati bravi. Dopo aver messo in scena per tanti anni (forse meglio di chiunque) l’amore coniugale, ultramonogamico, cattolico, riproduttivo, si erano lasciati.
Il loro pubblico li ha richiamati a forza sul palco di Sanremo a ricantare la potenza della gioventù innamorata e poi si è messo a spiarne, da voyeur, le mosse e le reazioni.
Loro sono stati all’altezza della situazione. Prima hanno riprodotto in musica il sogno della loro età più splendente, poi hanno vestito con dignità anche i panni del “dopo”, di quelli che arrivano sul palco dopo aver litigato, pagato, sofferto, pagato, denunciato, pagato, pianto infinite lacrime e pagato ancora. Non sono più quelli di allora e sono costretti ad essere quello che un’età meno scintillante può consentir loro di essere. Educazione, rispetto, pazienza, ironia tagliente al posto della cattiveria (“mi hai fatto cantare per anni solo nei tribunali” buttato là per riderci su senza dimenticare) e lampi misurati di una dolcezza antica.
L’elegante Romina (obbligatoriamente elegante, per compensare l’incredibile carta di identità che la definisce “cantante”) si scansa e lascia spazio a “E’ la mia vita”, sublime composizione di un maestro di parole come Maurizio Fabrizio, con passaggi testuali formidabili, composti solo pochi mesi dopo la scomparsa di Ylenia Carrisi.
Grande Albano, ragazzo italiano, partito per un cammino di gloria con un paio di scarpe e una valigia di cartone piena solo di sogni e talento, come gli eroi operai di una generazione di cantanti (Ranieri, Morandi, Celentano, Endrigo, Ramazzotti, solo per fare qualche esempio sanremese) che da quel palco hanno ispirato un’Italia semplice, leggera, laboriosa, onesta.
E che ancora, ieri sera, con Albano e Romina, hanno dato un’idea valida per un modello post-coniugale riproducibile in ogni ex coppia, dove pazienza e riconoscenza per ciò che è stato prevalgano su furori vendicativi e distruttivi.
Lo chiedo ai fans cenerentoliani dell’amore eterno (rimasti delusi dalla freddezza di Albano): Ad una cerimonia dove partecipassero due vostri amici ex coniugi divisi da pesanti litigi… vi accontentereste di correttezza e cavalleria? O pretendereste a tutti i costi di vedere i vecchi gesti tipici dell’amore di un tempo??? Avreste preferito un Albano ipocrita, commerciale, zuccheroso e pronto a giocare (a pagamento) il ruolo del protagonista del romanzo rosa? Io no. Misura, rispetto e verità mi hanno soddisfatto molto di più.
Una mano per un mondo migliore, nella realtà delle nostre piccole cose, si dà più dal palco di Sanremo che da una seduta di un Consiglio dei Ministri. Può pretendere un mondo migliore solo chi si impegna ogni giorno di più per rendere migliore se stesso.
Commenti a Sanremo 2015
- Il 17/02/2015 19:24:22 Antonello Castanò ha detto:
Ho dato un bel 10 all’articolo sul tuo “bocconiano” Festival di Sanremo e ho trovato molto interssante l’esaustivo pensiero espresso sulla ex coppia piu bella del mondo, Al Bano e Romona Power.
Perchè Sanremo è sempre Sanremo!!!Antonello