Lampedusa 2005
Lampedusa 2005
- Scritto da Marco
- 08.10.2006 12:30.16
Dal 2003 Claudio Baglioni si esibisce a Lampedusa. Il primo anno fu uno dei suoi classici spettacoli con pianoforte e voce, reso di infinita suggestione dall’ambientazione in riva alla spiaggia della Guitgia.
L’anno successivo Claudio denominò lo spettacolo “O’Scia’”, che nel dialetto locale significa “Il fiato” ed è il saluto che si scambia alle persone amate, specialmente ai bambini. In quell’occasione vennero ad esibirsi diversi ospiti ed emerse la necessità di rendere lo spettacolo una cassa di risonanza per spostare l’attenzione sul tremendo problema degli sbarchi clandestini sull’isola, emergenza quotidiana per Lampedusa, ma emergenza europea e mondiale di un mondo ricco che vede premere ai propri confini la forza della disperazione.
Nel 2005 si svolge la terza edizione. Decido di partecipare e non me ne pentirò. Cinque giorni di permanenza e tre di spettacoli, con Claudio a dirigere e gestire sul palco una lunga passerella di vip.
Quando torno a casa scrivo (con lo pseudonimo di El Viajero…) i due pezzi che riporto di seguito. Credo che da essi si intuisca bene che mi sono divertito…
Sono tornato, ma forse non tornerò mai abbastanza e mai del tutto.
Vince la stordita sensazione di aver assistito ad un prodigio, al tocco magico di un grande prestigiatore che riluce soprattutto agli occhi di chi lo segue da tempo e può capire che – in questi tre giorni di sogno a Lampedusa – poche cose sono successe per caso.
Claudio ha avuto un rapporto carnale, sensuale e addirittura sessuale con ciascuno degli ingredienti che ha voluto shakerare sulla spiaggia della Guitgia: l’isola di Lampedusa, la lotta per una speranza da dare a chi non ne ha nessuna, il suo vecchio lavoro (quello di cantante), il lavoro del suo futuro (quello di inventore e direttore di eventi musicali e culturali), il rapporto con tutti (tutti!) quelli che operano nel settore musicale-artistico o anche solo ci zappettano a fianco e infine il suo pubblico.
E in questa sessualità (chiedo scusa se insisto nella metafora) Claudio ha assunto ruoli e posizioni intensamente maschili, dominanti, quasi prepotenti, degni di onorare il tema “Sciatu mio” (“mio fiato”) che ha dato il la all’operazione.
Il fiato, l’intimità più intensa, la più problematica (c’è chi non ha una donna perché ha l’alito cattivo…) l’ultima frontiera che cade prima della conquista e della condivisione più vera e segreta.
Ha “preso” un’isola come un uomo dispone di una nuova e bella amante: l’ha conosciuta, apprezzata, corteggiata, sedotta; l’ha sottomessa con classe e lusinghe, infine l’ha rapita con la forza di un “fiato” travolgente e curato in ogni piccolo particolare a cui nessun lampedusano ha saputo resistere: politici di maggioranza e opposizione, albergatori, ristoratori, pensionati, pescatori, artisti locali, ambientalisti difensori di tartarughe in estinzione, negozianti… Quando si corteggia qualcuno si sta attenti a piacere anche ai parenti…
Tutta la bella gente di questo posto dietro al pifferaio Claudio, alla sua folle scommessa di trovare rime nuove per cantare la bellezza di un’isola (ragazzi, se penso a quei posti mi ri-vengono brividi ovunque) e, a tempo di musica, pensare o almeno sognare di trovare un argine alle onde di disperazione che le sciabordano intorno.
Il risultato è stato un trionfo assoluto. Claudio è diventato lo Scià di Lampedusa anche nel senso “persiano” della parola. E per questo ha intensificato gli omaggi a chi occupava prima di lui questo posto, ovvero il grande Domenico Modugno, venuto per scelta a morire su queste rive tanto apprezzate, ma non particolarmente abile (dal racconto fattomi di alcuni Lampedusani doc) di entrare nel cuore della gente del luogo.
Claudio ha riscosso la stima e l’amicizia di grandi vecchi del pop, saccheggiato le hit parade recenti, curato la “middle class” del bel canto, scoperchiato sarcofaghi meritevoli di riscoperta, strizzato l’occhio alla tv popolare, dato una platea indimenticabile a volenterosi alle prime armi: un esercito musicale che è sfilato devoto e disciplinato in omaggio al grande generale, che li ha amabilmente ospitati, “costringendoli” ad omaggiarlo maniacalmente.
Anche qui paziente e charmant nel mettere a proprio agio chiunque transitasse sul palco (spesso facendo parti operaie da chitarrista o seconda voce in brani degli altri; in un’occasione un delirio di onnipotenza lo ha fatto cimentare perfino come “percussionista a bocca”…) e poi “maschio” nell’uscire con un vantaggio di immagine surclassante nei confronti di tutti gli altri, nel mettere ben in chiaro chi “comanda” nella musica leggera di oggi, cioè proprio lui, quello della maglietta fina, quello fischiato a Torino perché “disimpegnato”, quello del “ho conosciuto mia moglie nel 1973 ascoltando una tua canzone”…
Un potere oggi enorme che Claudio sembra voler gestire per preparare grandi momenti di spettacolo multi-genere, di aggregazione, di crescita culturale per il nostro Paese.
E infine al “suo” pubblico, giunto fiducioso di assistere ad un ulteriore incantesimo, dopo i mille e più già ammirati. E anche per lui lo stesso trattamento: una vera “violenza”, una cometa di meraviglie interminabile e stordente, un continuo pensare “adesso non ce la fa più” e un continuo essere smentiti, da un nuovo guizzo di adrenalina e di energia, per saltare sulla vita, anche quando qualsiasi logica suggerisce di andare a riposarsi, a mangiare, a dormire…
Se avete pazienza (e, sorry, anche se non l’avete…) nella prossima mail vi racconto delle comete.
Per adesso, maestro e fratello Claudio, goditi questa dolce spossatezza di un trionfale “dopo” e scusa se già da oggi non possiamo – mai sazi – che pensare a nuove meraviglie da vivere se vorrai tenerci con te.
Stavolta non ci saranno dvd tripli o quintupli che potranno rendere l’idea di cosa è successo alla Guitgia di Lampedusa. Perché un filmato non può descrivere cosa si prova a fare il bagno in un’acqua meravigliosa e vedere uscire un Baglioni informale che comincia le prove cantando “Volare”. Sembra un’esibizione dedicata proprio a te, che ti trovi immerso nel blu (il colore del mare è lo stesso del cielo e della libertà, come disse l’autore di Acqua nell’Acqua alla presentazione dei mondiali di nuoto) e felice di stare quaggiù. Tanto che vorresti applaudire, ma scopri che è da giocatori di pallanuoto poterlo fare continuando a nuotare. E allora fai “ooooh” come i bambini e cerchi di spruzzare l’acqua per simulare un “applauso a zampillo”.
C’era aria di incanto in un’isola che vibrava di passione in attesa di questo evento che aveva coinvolto tutti.
I tre giorni sono stati davvero pieni: una giostra che si accendeva al mattino con le prove e andava avanti come un carosello fino a tarda notte, facendoti venire voglia di mangiare solo musica ed amicizia e di rinviare le ore di sonno ad un tempo più adatto ad ospitarle.
Claudio ha furoreggiato aprendo le tre serate con canzoni corali e adrenaliniche, adatte a consegnare ai suoi amici cantanti un pubblico già
caldo e bendisposto con tutti, anche con gli imbranati (Frizzi che in cinque minuti ha chiesto acqua per la gola secca, ha rovesciato il leggio, ha perso il segno degli accordi al piano costringendo Claudio ad uno dei tanti s.o.s di supporto con la chitarra oppure Gianni Togni che ha duettato su Questo Piccolo Grande Amore LEGGENDO OGNI PAROLA DEL TESTO SUL FOGLIETTO e arrivando persino a sbagliarlo…) , anche con gli esordienti, anche con umoristi dai toni grevi e ineleganti (Insegno).
Decisamente da incorniciare, a mio avviso, l’ormai classico “salta sulla vita”, (che a piedi nudi sulla sabbia riesce particolarmente bene), nel duetto con la Gerini su La Vita è Adesso, dopo il quale la stessa Gerini si è esibita in Ragazza di Campagna (e io sarei saltato anche… sulla Ragazza di Campagna, scusate, faccio battute di una delicatezza che neanche Pino Insegno…). E, perla finale, un Tienimi Con te alle 1.30 dell’ultima serata, che pensavo avrebbe costretto i sanitari a portarlo via.
Invece il “ragazzo” ne è uscito vivo e si è permesso persino un Volare come sigla finale con tanto di “vola sulla vita”: Higlander!
Fra gli ospiti ha stupefatto Morgan, inquietante e vagamente cafoncello nei modi, ma musicalmente sbalorditivo, anche per la conoscenza del lavoro di Claudio.
Fra i “televisivi” il più simpatico mi è sembrato Amadeus, che ha cazzeggiato in dialetto siciliano facendo a Claudio ogni sorta di quiz (“Quanti fratelli ha D’Alessio? Uno / Nessuno o Centomila ?”).
Ogni serata ha avuto un “grande” a chiuderla: rispettivamente Morandi,
Antonacci e Venditti e si è trattato di grandi momenti di musica, ma grandi emozioni sono venuti anche da artisti meno conosciuti o più inattesi, perché spesso le vere chicche nascevano per caso e magia direttamente sul palco, magari grazie ad una battuta del pazientissimo Claudio (esasperato solo quando, con le energie in riserva, ha indisposto Venditti chiedendogli, sia pure in forma di battuta, di ridurre l’esibizione).
Ci siamo davvero divertiti.
Ringrazio tutti coloro che hanno fatto qualcosa per la realizzazione di questo evento così bello e anche tutti coloro che mi hanno fatto compagnia facendomelo vivere in modo così intenso.
O’ Scià a tutti voi.
El Viajero