Dopo 14 anni spengo il microfono

Ho svolto domenica scorsa, a Cervia, l’ultimo servizio al microfono della mia carriera per una competizione di beach tennis.

Mi guardo indietro e vedo che sono passati (volati) 14 anni dalla prima volta e ben 27 da quando cominciai ad appassionarmi di questo sport che mi ha dato soddisfazioni ed esperienze assolutamente inaspettate per quelle che sembravano le sue potenzialità iniziali.

Devo ringraziare molte persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio: alcuni hanno creduto nelle mie capacità, alcuni mi hanno fatto buona compagnia, alcuni mi hanno insegnato cose importanti.

Comincio l’elenco con quello che è cronologicamente il primo “in ordine di apparizione” nella lunga storia del beach tennis: Lele Bianchedi, (nella foto con Maurizio Di Cori) con la sua personalità, ha modellato le regole essenziali del gioco, ne è diventato il primo campione ed è stato a lungo al top. Quando motivi di lavoro e il fatale scorrere dell’età lo hanno fatto scendere dal ranking non ha chiuso il rapporto con i racchettoni. All’ultimo mondiale ha partecipato alle qualificazioni, perdendo di poco al primo turno e definendo ancora la possibile partecipazione al tabellone finale come “il paradiso”, pur ricordando bene come quel tabellone, per tanti anni, lo avesse dominato dall’alto. Una lezione per tutti. E’ stato anche uno dei pochi campioni contro cui ho avuto l’onore di giocare (e ovviamente perdere) e ha sempre distillato parole di elogio per la mia funzione. Grazie Lele.

Nel 2003 mi avvicina un tipo – il dottor Giandomenico Bellettini – che farà dell’originalità, dell’imprevedibilità (e della megalomania) una delle caratteristiche principali del suo percorso sportivo. Organizza per il terzo anno quello che chiama “Campionato del Mondo”. Mi dice che sa che “sono bravissimo” (potrebbe averi ascoltato a qualche gara di beach volley o forse glielo hanno riferito e non può che fidarsi) e che gli serve lo speaker per la gara. Accetto. E’ un “lavoro” che nessuno ha mai fatto. Devo inventare uno “stile”. Decido di parlare solo durante le pause, per rispetto del gioco. Davanti a un pubblico già enorme (niente da invidiare a quello degli eventi più recenti) cerco di evidenziare la bravura dei giocatori e lo sforzo di chi ha dato una mano, dando tutte le informazioni che so e cercando di procurarmi quelle che mi mancano. Gianni mi confermerà per 6 bellissime edizioni dei “Mondiali” e per le innovative esperienze cittadine in notturna a Forlì. Abbandonerò la collaborazione solo perché la sua “sigla” IFBT non organizza più eventi che richiedono la mia funzione, beccandomi (ma in pochi si sono salvati) la sua inevitabile e caratteristica bollatura di “giuda!” . Ma non me la sono mai presa e non l’ho considerato mai un nemico.  Gianni (poco a suo agio con le lingue straniere e con l’uso dell’aereo) mi chiederà di rappresentarlo anche in molti eventi internazionali, i primi della storia del beach tennis, consentendomi così di vedere da vicino, da testimone oculare, l’accensione della passione nel mondo per questo gioco. Per tutto il tempo Gianni mi ha trattato con rispetto e grande generosità. Grazie Gianni.

Nel 2009 tre imprenditori escono dalla IFBT (perché con Gianni è dura andar d’accordo) senza sentirsi ancora pronti ad entrare in una FIT ancora embrionale e inesperta. Organizzano eventi in giro per l’Italia e chiedono a me di esserne la voce. Pagano poco, (com’è giusto per un fenomeno così giovane) ma con encomiabile precisione. I tre imprenditori li nomino assieme, ma sono le persone più diverse che si possano immaginare e il loro tentativo canta una sola estate, come le cicale. Ma è una bellissima estate che fa crescere il nostro sport anche all’estero. Grazie Geo, Gando e Giro.

Reunion, Australia, Svizzera, Portogallo, Spagna, Brasile, Aruba, StMarteen, Antille Olandesi (Curacao), Repubblica Ceca, San Marino, Mauritius… Se li ho ricordati tutti sono 12 i Paesi stranieri che ho visitato con il beach tennis, alcuni anche più e più volte. Ovunque (sottolineo ovunque) sono stato trattato bene e ho conosciuto persone interessanti, anche non attinenti allo sport. I viaggi con il beach tennis sono stati per tanti anni le mie ferie ideali: amici, bei posti, bella gente e un progetto sportivo da aiutare a costruire e spingere lontano. Grazie a tutti, gracias, thank you, obrigado, dank, danki, diki.

Oltre all’estero credo di aver fatto 11 “Delfini” a Cervia, 6 Mondiali IFBT, due o tre “Fiorellini”, 5 volte il torneo di Lido degli Estensi, 4 volte Torre del Lago di Viareggio, 4 quello di Forlì in piazza, poi in qualche modo sono finito con un microfono in mano a Grado, Lignano, Rosolina, Fano, San Benedetto, Imola, Rimini, Riccione, Senigallia, Lido Gandoli di Taranto, Arzachena, Cagliari, Terracina e in un posto sperduto della provincia di Ferrara che non ricordo neanche più. L’Italia è bellissima, grazie al beach tennis che me ne ha fatta vedere tanta.

 

Per sei anni, praticamente quelli iniziali del mio “viaggio”, la coppia più forte è composta da due concittadini: Alex Mingozzi e Matteo Marighella. Dico spesso che il beach tennis ha avuto una certa fortuna nell’avere fra i propri campioni, ragazzi di ottima qualità comunicativa, ciascuno utile a modo suo a portare qualcosa per la causa. Alex e Teo, in particolare, oltre ad essere stati i più bravi, hanno avuto una visione importante: capiscono che il “giochino” che si sono ritrovati fra le mani può dar loro le massime soddisfazioni solo se si sviluppa, se lo giocano in tanti. Non chiudono la porta a possibili competitor, ma accettano la sfida, li aiutano, insegnano, spiegano. Girano freneticamente il mondo vincendo ovunque, ma vedendo crescere grazie a loro quelli che, fatalmente, prima o poi, li batteranno. Favoriti dalla concittadinanza viaggiamo spesso assieme. In un ipotetico torneo “virtuale” con i migliori di tutti i tempi tiferei per loro. Grazie Alex e Teo.

Nel 2009 c’è turbolenza. Il movimento è diviso. Ricordo bene quei giorni, partecipavo a tante riunioni. Sembrava impossibile poter convogliare i buoni mezzi che sembrano esserci in eventi graditi a tutti i giocatori, bloccati da mille limiti. Ci voleva una personalità magnetica e un’energia non comune per far saltare i blocchi e aprirsi alle migliori possibilità. L’incarico finisce quasi per “diritto naturale” sulle robuste spalle di Alessandro Calbucci, di cui seguo da vicino il logorante impegno per arrotondare tutti gli spigoli di un movimento così acerbo. Ne esce vincitore. Non l’avrei mai detto. Ad accompagnarlo nel suo viaggio, mettendo altre decisive risorse e altro decisivo entusiasmo è il Dottor Buccelli, con il quale mi troverò i totale accordo su ogni particolare della visione di quello che il beach tennis doveva diventare, tanto da farci dire spesso assieme “non sappiamo se ce la faremo, ma sappiamo che sarà comunque bello averci provato” e il dottor Gianni Pascucci, che offre competenze importanti e originali. Calbu poi, ottenuta la “terra promessa” dell’unificazione, si allontana per valorizzare nel mondo il suo talento di giocatore e di gestore delle risorse. Lui è fatto un po’ così. Grazie comunque Calbu, grazie Doc, grazie Gianni.

Nel 2005 l’eco del successo del beach tennis arriva da Ravenna nella vicina Cervia, città “campione d’Italia” quando si tratta di coniugare estate, vacanza, divertimento e sport. Ne nasce un torneo da subito ambiziosissimo, con un alto montepremi e con la caratteristica (rimasta fino ai giorni nostri) di essere “avvolto” dalla passione di uno staff di collaboratori pienamente inseriti nel progetto, consapevoli di quello che succede e capaci di dare un valore aggiunto di competenza e professionalità anche alla piccola funzione di spianare un campo o di preparare i vassoio del pasto per gli atleti. E la “romagnolità” a cui sono più legato: fare cose ambiziose, metterci tutto l’impegno e tutti i talenti, rimanere amici, divertirsi, non prendersi troppo sul serio. Paolo Caponigri è il concentrato di queste eccellenti caratteristiche, gli “angeli bianchi” del suo staff ne sono il fidato e invincibile esercito di pace. Grazie Paolo, grazie Beach Tennis Cervia.

Per molti anni alcune persone gentili mi hanno detto: “Sei il numero uno degli speaker di beach tennis!” Io incassavo il complimento, ma dentro di me pensavo che era piuttosto facile essere il numero uno se, in pratica, questo lavoro… lo facevo solo io! Da qualche tempo, liberati dai loro impegni di grandi giocatori sul campo, si sono avvicinati al microfono Michele Folegatti e Simona Bonadonna. Hanno uno stile personale, gran ritmo, grande conoscenza del mondo che raccontano e da cui sono stimati, competenze tecniche al massimo livello e, non guasta, 10/15 anni in meno. Lieto di aver collaborato con loro. Il microfono dei campi da beach tennis può rimanere ben coperto ancora molto a lungo. Grazie Miky e Simo.

La lunga storia che ho provato qui a riassumere l’ho anche messa in un libro, finanziato dal Comune di Ravenna e progettato graficamente da Fabrizio Romiti. Accidenti… la qualità grafica del prodotto fa passare in netto secondo piano i contenuti che mi sono sforzato di metterci. Bravo te, Fabrizio, e grazie.

I giocatori di adesso erano diventati difficili da “gestire”: i volti nuovi non si scolpivano bene nella mia mente perché la distanza di età ormai ragguardevole rendeva quasi impossibile una consuetudine di amicizia e di frequentazione. Negli ultimi tempi ho applaudito in particolare Michele Cappelletti e Flaminia Daina, due numeri uno che hanno cercato di non farmi pesare il “trentello” che ci divide…

Girando i campi ho ricevuto abbracci a cui sono rimasto più legato: il lontano Paul in Australia, il mio formidabile collega californiano Querna, il brillantissimo portoghese Ivo; qui in Italia la famiglia Cascarini a Terracina, Mauro Alessano a Taranto (dove far le cose è sempre 10 volte più difficile, ma lui non molla), il tenace tedesco Hamm e tantissimi altri, fra cui, ne sono certo, sto facendo dimenticanze clamorose. Gli anni avanzano e la memoria, anche per le cose più piacevoli, si fa sempre più debole quando si è davanti ad una fredda tastiera. Ma di una cosa sono sicuro: basterà un attimo, una scintilla, un nome, un volto e tutto tornerà limpidissimo, come se fosse appena successo. E chi se li dimentica più questi 14 anni di racchettoni???

 

One Comment

  • fradeo ha detto:

    Orto aveva già tempo fa paventato l idea parlandone.. l annuncio su ortoline sa di comunicato ufficiale non revocabile.. anche i Pooh dovevano smettere 10 anni prima.. Claudione inizio’ a tirare le somme ai 40 anni.. poi nuovi percorsi e successi.. Orto spegne il microfono.. come solo i grandi sanno fare.. per battere il tempo.. così sarà il tempo nel caso a chiederne ancora.. grazie Orto perché io ci sono stato spesso sugli spalti ad ascoltarti e tanti di quelli che hai nominato e forse lo stesso Beach tennis dovranno sempre un pezzetto “di campo” di successo anche a te.. fu un onore e un privilegio.. evviva Orto!

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