Al Festival – Giovedì

Un’altra giornata chilometrica, fantastica, piena di cose, di emozioni e di incontri. A Sanremo c’è tanto entusiasmo, voglia di cantare (e di ascoltare chi canta), di ricordare, di conversare, di imparare. Io mi aspettavo di trovare una fiera delle vanità, poche star e molti “ce voglio provà”… Invece ci sono un sacco di talenti, tante storie interessanti, tanti personaggi dai percorsi artistici clamorosi che, senza venire qui di persona, difficilmente avrei imparato a conoscere. Grazie Sanremo!

Per esempio stamattina ho visto e ascoltato a lungo, da vicino, il cantante dei The Kolors, Antonio Stash, un giovanissimo campano illuminato di bellezza, intelligenza e di talento, con una comunicativa clamorosa, da predestinato. Un ragazzo di grande fascino, non solo come figaccione da boyband. Un’impressione che segue la buona considerazione che avevo avuto della loro canzone, con l’idea delle percussioni suonate sopra la testa dai suoi due compagni (che in conferenza non hanno fiatato, lasciando a Stash l’intera ribalta).

E, per rimanere in tema di bande giovanili… Nel tardo pomeriggio show dei “Lo Stato Sociale”, un gruppo bolognese che ha animato la sala stampa con tipicissima goliardia da universitari bolognesi. Molte battute, ma nessuna fesseria, davvero divertentissimi, con la “nonna ballante” che si è integrata benissimo nel loro “mood”.

E poi Red Canzian, da Treviso, appassionato come un sedicenne, anzi, totalmente ispirato dalla freschezza di quei suoi inizi, “in cui – ha detto – rimorchiavo perché sapevo fare tre accordi con la chitarra”. Io penso che sarebbe andato piuttosto forte anche con un accordo solo… Comunque un tipo molto più interessante di come potessi immaginare.

Sala affollata come ad un’assemblea plenaria dell’ONU per l’arrivo di Ermal Meta e Fabrizio Moro. Due palle incredibili, scusate il termine. Una maratona di divagazioni sui regolamenti, sui tecnicismi, sulla primogenitura della “grande scoperta” di quel file audio messo dallo stesso autore in qualche angolo del web in cui c’è il ritornello di quel brano. E’ esattamente come se, al termine di una bella partita di calcio si parlasse solo di un possibile rigore. A volte si fa. A me non piace. Stavolta ha vinto il mio modo di pensare e i due ragazzi sono rimasti in gara con soddisfazione di tutti e rammarico solo di chi si credeva di aver fatto uno scoop da Premio Pulitzer sulla pelle di due grandi artisti. Spazio dedicato ai grandi temi trattati dalla loro canzone: zero.

Ci vorrebbero pagine per raccontarvi della conferenza di Claudio-Michelle-Favino e dei vertici Rai (in Romagna si usa dire che erano così contenti dei dati di ascolto che gli rideva anche una parte del corpo che solitamente non è famosa per il sorriso…), con il grande privilegio di ascoltare dalle prime file il parlare rilassato di Claudio e, più tardi, anche quello di Enrico Ruggeri, un mito.

Oggi ho dovuto sbrigare varie altre faccende a Sanremo e ho parlato con tantissime persone che riempiono ogni angolo del centro di questa cittadina, sempre vogliose di fare quattro chiacchiere sulla musica, sui presentatori , sui mille argomenti di contorno al Festival. Mi sono fermato a parlare ovunque (quando vedevano il mio pass si scatenavano in cerca di notizie…) La mia sensazione è che, ai sanremesi, Claudio, le sue idee e le sue scelte musicali e spettacolari siano piaciute parecchio. Adempio all’impegno di fare tutto quello che posso per far sapere a Favino che la signora Mina di Milano lo ama. Troppo simpatica. Io riferisco, vedete se potete aiutarmi a recapitare il messaggio.

Alle 20.45 sala stampa gremita e sul gigantesco schermo centrale comincia la proiezione del Festival. La mia sigaretta (virtuale) brilla più rossa che mai. Non ci sono Leosine o altri ingredienti aggiuntivi… Claudio è dominante. Via! Via! Viaaaaaaaaaa andiamo a vincere!!!!  Non lo prendono più! E adesso fate entrare gli altri. Quelli che si batteranno per il secondo posto…

 

 

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