Il Cantiere di Clà (quell’attimo di Terni che ora c’è)
(foto di Antonella Rinaldi)
Non ricordo nemmeno esattamente come è nato il tutto. Mi chiama da Terni un certo Cristiano e mi parla di un progetto musicale e teatrale che coinvolge Giuseppe Panarelli e altri artisti.
Vediamo un po’. Cristiano, al telefono, è preciso e motivato. Di Giuseppe conosco l’eleganza naturale dei modi e la sua esperienza nel presentare il repertorio di Claudio da tanti anni in giro per teatri e piazze. Di tutti gli altri non so nulla. Di Terni so che è in Umbria e che il mio destino di viaggiatore di musica e sport non mi ha mai portato laggiù.
E’ poco, ma non ho dubbi. Entro subito in armonia con chi ammira così tanto l’arte di Claudio da lavorarci sopra mesi interi, perché a questo artista devo incontri fra i più importanti della mia vita e tante conoscenze ed esperienze preziose. Anche dovesse andar male questa sarà un mio modo di sdebitarmi in parte per queste occas
ioni. Quindi – se serve, per quello che so fare – posso dare una mano. Accetto.
Arrivo a Terni, città gentile, forse priva di “picchi” come la sua urbanistica del centro e il suo passeggio ovattato e rilassante; voci e musiche a basso volume, passi lenti e misurati. Mi dicono della crisi, ma vedo decoro e pulizia. Mi capita di parlare con i locali e di riconoscere quel tono umile e laborioso tipico della gente del Centro Italia. Forse con un po’ di complesso di cenerentola verso i centri vicini, più rinomati, più visitati e anche meno flagellati dalla crisi che ha colpito più duramente una città a trazione industriale come lo è stata a lungo questa.
L’Amministrazione Comunale mi dà la possibilità (grazie di cuore) di presentare il mio libro in un centro culturale. La moderatrice Roberta è il meglio che potessi aspettarmi, perché si è presentata con attenzione e rispetto del mio lavoro e stimola una bellissima conversazione. Anche lei è una bella figlia di Terni che se ne è dovuta andare nella rivale Perug
ia per trovare sbocco ai suoi talenti, ma non dimentica la sua città d’origine e ben volentieri ci torna a dare una mano e a proporre le sue capacità.
Qualche giorno per le prove, per capire che Cristiano e Giuseppe hanno fatto molto sul serio e la maniacale precisione di Claudio nell’offrire spettacoli ambiziosi e curatissimi li ha contagiati. Le prove sono durissime; i brani sono proposti nelle versioni piùcomplesse e difficili. Quando vedo tutta la band schierata comincio a capire che questa cittadina di provincia avrà l’occasione di una serata lussuosa. E spero che non se la lasci sfuggire, seguendola dal vivo o tenendosi collegata al fiume di immagini che Antonella lancia sull’etere dall’interno del “Gazzoli”.
Ma no che non se la lascia sfuggire! Il teatro è già pieno di prenotazioni, riesco anch’io ad invitare due ternani (adottivi) come Patrizia ed Ennio che erano stati affettuosi partecipanti al mio incontro letterario.
Si parte. L’ultimo lavoro di Claudio ispira a Cristiano un’entrata di grande effetto . “Noi su quelle vie per arrivare al centro…” dice il coro sull’orchestrazione sinfonica che va in sottofondo
(e più “al centro” di Terni, in Italia, non c’è nulla…), mentre i protagonisti raggiungono in fila indiana i loro spot sul palco, immergendosi da subito nell’affetto dei loro concittadini.
Per ultimi entrano – fianco a fianco, a suggellare il sodalizio che li ha portati fin qui – lo stesso Cristiano e Giuseppe, ai quali già si legge in faccia la voglia di scaricare sulle note tutte quelle notti di preparazione e, talvolta, di fatica vera.
Un saluto in Cielo verso Luciano, che ha dovuto abbandonare tragicamente questo progetto di cui sarebbe stato parte. Ma i Capitani Coraggiosi (questo è il primo brano) sanno partire ogni volta verso nuove sponde, anche nel ricordo di chi non c’è più.
Il centro della scena se lo prende il tarantino Giuseppe Panarelli, “il Principe”, che è un supertalento musicale, ma è anche un artista intelligente e rispettoso. Gioca nel doppio ru
olo di centravanti di sfondamento, quando spacca la serata con gli acuti e le interpretazioni più difficili, anche in “assolo” al piano; ma è anche di prezioso appoggio e valorizzazione (glielo riconosceranno tutti) alle performance degli altri.
Che poi dovrebbero essere “coristi”, ma si prendono giustamente la scena anche per numeri personali. Daniela mi chiede di far precedere la sua canzone da una delicata dedica. Il suo Amore Bello è speciale e il suo ballo lento con chi poi è andato via è l’esempio di come Claudio sia stato capace scavare nella buccia della vita delle persone. E il suo controcanto lirico su “Ragazzo del Vietnam” sarà una perla.
Cristina duetta con Cristiano (napoletano d’origine) su “Tu si’ na cosa grande” portando la sensualità tipica del repertorio di quella città.
Sergio Endrigo scrisse “Io che amo solo te”, su cui anche Claudio si cimentò. E beato chi riesce a farsi dire “Io che amo solo te” dalla nostra Manuela…
Tiziano si propone sulla rockeggiante “E Adesso la Pubblicità” perché andare ai concerti (e a quelli di Claudio in particolare) lascia tutti ragazzi per sempre. Ne ha masticata parecchia di musica, ma oggi si propone con grinta da ventenne.
Dietro non sbagliano un colpo Alberto alle tastiere, Lucio alla chitarra, Umbro (un nome una garanzia) al basso e Daniele ad un’ispirata batteria. Non si può fare Baglioni se non si è bravissimi anche a suonare, non si p
uò fare Baglioni senza averci studiato e sudato sopra. Grandi!
Io propongo quel parlato che a me, appassionato di calcio, dà sempre emozioni particolari. “Prima del Calcio di Rigore”. Spero sia piaciuto e non abbia interrotto troppo il ritmo delle note.
La tripletta finale classica (Via, Strada Facendo, La Vita è Adesso) vede Giuseppe ancora “in spinta” pulitissimo nelle esecuzioni (tutto a memoria, senza sbagliare un colpo, nemmeno… il “titolare” ci riesce!). Quando torno sul palco per leggere i “credits” finali vedo che nessuno ha abbandonato il teatro! Eppure sono passate due ore e mezza abbondanti, eppure faceva molto caldo, eppure il volume era molto alto (e non tutti so
no abituati ai decibel del pop rock) eppure l’ingresso era gratuito (grazie alla generosità di Cristiano, che nel progetto non ci ha messo solo il cuore…) e poteva indurre qualcuno a dire… “vabbè… ne ho abbastanza”. No, tutti li, fino all’ultima nota. Addirittura la band deve tornare per un bis fuori programma di La Vita E’ Adesso, sui cui riesco a fare alzare tutti, anche il più compassato dei ternani, per non parlare della Curva B napoletana, scatenata e devota come sempre.
Finisce in ovazioni e nel messaggio di accorato ringraziamento che Cristiano lancia a tutti quelli che hanno dato una mano (i tecnici della luce e del suono, in quel groviglio di 10 fonti sonore, microfoni, spie, casse, esigenze di ogni tipo, se la sono cavata alla grande) e anche a quelli che NON hanno dato una mano ma che non hanno potuto impedire che ne uscisse una cosa così bella. “Parliamoci chiaro – dice Cristiano – me so’ preso il meglio!” dice con ammirazione per ogni componente tirato a bordo di questa magnifica avventura.
Grazie anche a te, amico Claudio, per 50 anni di parole, note, sogni, incontri, viaggi. Però potevi anche mandarcelo quel messaggio che ti avevamo chiesto di registrare… La prossima volta ricordati!