Due o tre cose che so sui fascisti
DUE O TRE COSE CHE SO SUI FASCISTI
Come sapete ho scritto un libro per raccontare la tradizione politica della mia famiglia che, lungo i vari decenni del Novecento, si è ispirata all’ideologia comunista.
Di solito si assume che i più fieri nemici dei comunisti siano stati i fascisti, con i quali sono giunti ad innumerevoli scontri di ogni tipo, in Italia come in molte altre parti del mondo.
Chi è un “fascista”?
Vi offro la mia risposta, che non è vincolata alla scelta che il soggetto fa alle elezioni (ci sono “fascisti” che votano anche per partiti molto distanti da quelli che dovrebbero rappresentare meglio quell’ideologia o che non votano affatto) e non è vincolato nemmeno ai proclami che il soggetto fa relativi a se stesso (ci sono fascisti che non si ritengono tali e ci sono non-fascisti che si ritengono fascisti).
Un fascista, per me, è colui che ritiene che le relazioni sociali debbano essere governate con la forza e che la risultanza dello scontro fra le forze determini le scelte impegnative per tutta la comunità di riferimento. E questo che si parli di uno Stato, di un territorio, di un comune, ma anche di un’associazione culturale o sportiva, di un gruppo di amici, di una famiglia, di una coppia.
In pratica chi è più forte (un tempo antico più forte fisicamente, poi più forte con le armi, ora più forte tecnologicamente) comanda e gli altri obbediscono. Per cui il fascismo, come peraltro sancisce la Costituzione Italiana, non è un’ideologia politica, bensì un’ideologia criminale.
(Qui di solito qualcuno obietta che anche i regimi comunisti si sono macchiati di crimini orrendi. La cosa è vera, ma è una deviazione. Ovvero il fascismo implica il crimine. Il comunismo no, anche se è vero che quasi sempre le applicazioni del comunismo si sono macchiate di crimini equivalenti o anche peggiori).
Il contrario di “fascismo” è “democrazia” ovvero un potere politico distribuito senza utilizzo di violenza, con funzioni di governo per la maggioranza e di contrappeso e controllo per le minoranze.
Dove vivono i fascisti?
I fascisti – come loro stessi riconoscono in un lampo di auto-ironia, non certo la loro dote più spiccata – vivono “nelle fogne”. Ovvero covano le loro convinzioni in modo non esplicito, anche perché limitati, in questo, dalla legge che, almeno teoricamente, impedisce loro di svolgere attività. Le occasioni in cui si palesano sono modeste: raduni di nostalgici, blitz con slogan e bandiere e poi rapidi ritiri nell’anonimato. Ultimamente, con lo sfumare malinconico della memoria di ciò che il fascismo realmente fu in Italia (ormai nessuno lo studia e quindi nessuno lo sa) si fanno vedere più spesso. Molti di loro non sanno nemmeno di cosa parlano e sono semplicemente attratti dalla ritualità degli slogan e dei simboli.
Il loro tratto “operativo” più frequente è l’infiltrazione, tecnica di cui sono storicamente maestri.
Funziona sempre così: 1) si individua un movimento antagonista al “regime” che si batte per una qualsiasi causa (a loro non importa quale). 2) Si inviano alcuni occulti uomini fidati all’interno di quel movimento. 3) Si conducono azioni criminali la cui colpa ricadrà sul movimento al fine di ottenere un vantaggio politico 4) Si fanno coprire le malefatte da parti conniventi dello Stato.
Nella storia recente ricordo quattro episodi importanti.
Fine Anni Sessanta
A Milano era attivo il movimento anarchico. Utopie sognanti e strampalate, progetti fumosi di rivoluzione, movimentismo, piccole azioni di guerriglia (nessuna vittima, danni limitati e simbolici alle cose). I fascisti si infiltrano nei gruppi anarchici. Vengono così a sapere di possibili azioni dimostrative contro le banche. A questo punto informano i “capi” e i riferimenti occulti all’interno dello Stato, si procurano dell’esplosivo devastante dai depositi segreti di Gladio in Friuli, lo posizionano alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana nell’ora di massimo affollamento e determinano un macello, il più grave atto criminale (fino ad allora) del Dopoguerra.
Obiettivi: criminalizzare l’attività degli anarchici, favorire un colpo di stato con la caduta del sistema democratico e l’instaurazione di un regime fascista o militare.
Riuscita del piano: 40%. Il movimento anarchico sparirà dalla scena gravato dai sospetti di essere responsabile della strage, ma il sistema democratico dimostrerà una sorprendete tenuta. Gli anarchici, inizialmente accusati di strage, subiranno lunghe detenzioni e uno di loro sarà ucciso durante un interrogatorio, ma dopo molti anni saranno accertate (anche se non punite) le responsabilità dirette dei fascisti, le complicità dei settori deviati dello Stato e dei servizi segreti e l’innocenza degli anarchici
Anni Settanta
In Italia opera il gruppo terroristico di estrema sinistra “Brigate Rosse”. I fascisti infiltrano un gruppo interessato a colpire la Democrazia Cristiana. Forniscono ai brigatisti gli strumenti (appoggio logistico e uomini con addestramento militare) a condizione di orientare l’azione contro Aldo Moro, giudicato elemento di connivenza con l’opposizione comunista e ostacolo a disegni di presa del potere in Italia dell’estrema destra. La strage della scorta, il rapimento e l’uccisione dell’onorevole Moro riescono con continuo e determinante sostegno di elementi fascisti all’interno dei ministeri, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e degli immancabili servizi segreti deviati.
Riuscita: 70%. Le Brigate Rosse vengono giudicate e tuttora considerate uniche responsabili della strage della scorta e dell’uccisione di Moro (in un impeto di orgoglio e con la promessa di forti sconti di pena non coinvolgeranno nessun altro nelle loro accuse). Nessuna delle connivenze, pur se abbondantemente ricostruite, sarà giuridicamente perseguita. La democrazia italiana terrà faticosamente il punto, ma la politica interna ed estera ispirata da Moro verrà interamente sconfessata.
Anno 2001
In tutto il mondo operano movimenti contrari alle oligarchie politico finanziarie. In vista del G8 di Genova si organizza una grande manifestazione di protesta. I fascisti infiltrano la manifestazione (negli intenti pacifica e apolitica) con terroristi che procedono alla distruzione della città. Le forze dell’ordine – guidate dal ministro dell’Interno ex fascista Fini – li lasciano fare e scaricano la loro aggressività sui manifestanti pacifici, colpiti con inaudita durezza.
Riuscita: 100%. L’opinione pubblica cade nel tranello e non percepisce l’estraneità dei violenti dal resto della manifestazione, anche perché, in mezzo a moltissimi feriti, l’unica vittima pare essere stato un manifestante effettivamente aggressivo verso le forze dell’ordine. I fascisti ottengono la repressione della contestazione e l’indebolimento di quei movimenti antagonisti. Qualche membro delle forze dell’ordine subisce lievi condanne in sede processuale.
Anno 2021
I manifestanti contrari all’imposizione del Green Pass organizzano una lunga serie di manifestazioni pacifiche, che si svolgono in tutta Italia senza incidenti.
Quando si “alza la posta” viene scelta la grande piazza del Popolo a Roma. I fascisti non si fanno scappare l’occasione. Infiltrano la manifestazione con i soliti provocatori, isolano un gruppo di violenti che – scortato dalla Polizia che guarda senza intervenire – procede all’attacco della sede della Cgil.
Riuscita: finora 100%. L’opinione pubblica (inebetita e mascherata) percepisce le violenze come ovvia degenerazione di una manifestazione nata su premesse eversive. I fascisti ne approfittano per regolare vecchi conti (in questo caso con la Cgil), per menare un po’ le mani (cosa di cui non possono identitariamente fare a meno) e per accreditarsi ai fautori del costituendo nuovo bio-ordine (i vari Draghi, Letta, Renzi, Bergoglio, Mattarella. Prodi) come cani da guardia armati e fedeli. Incassa qualcosa anche la Cgil, incredibilmente collusa con il disegno fascista, che con modesti danni agli arredamenti (immagino tutti assicurati) rinvergina con il ruolo di vittima la sua ormai compromessa immagine di organo di difesa dei lavoratori (subito rilanciata con abbondanza di contro-manifestazioni di solidarietà e denuncia), ottiene la pelosa solidarietà del governo e del Potere e può pubblicamente sconfessare una massiccia protesta di piazza che incredibilmente non ritiene più di dover rappresentare e tutelare.
NB: L’unico modo valido per evitare l’infiltrazione fascista nelle piazze era quello brillantemente praticato dal Partito Comunista, sulla scia della tradizione paramilitare ereditata dalla lotta partigiana, che avocava a sé l’organizzazione e la responsabilità di tutto quello che accadeva all’interno delle manifestazioni (oggi, invece, organizzano tutti, comandano tutti, decidono tutti, partecipano tutti e non si capisce più niente) e si dotava di un massiccio servizio d’ordine interno che verificava ogni degenerazione della protesta, intervenendo subito contro provocatori e teste calde. Grazie a questi servizi d’ordine il Partito Comunista ha potuto dar vita alle manifestazioni di piazza più imponenti e sicure del Dopoguerra, per la pace, per il lavoro, contro il terrorismo, contro la mafia e per ogni altra nobile intenzione democratica e progressista. Nessun fascista è mai riuscito ad infiltrarsi, le forze dell’ordine non hanno mai avuto né il bisogno né il coraggio di intervenire.