Rosa Verdi Neri – Tempo di confronti (but I have a dream…)

La notizia del prolungamento dello stato di emergenza al 31/3/2022 (privo di motivazioni sanitarie e con la sola argomentazione del “me ne frego” ai limiti imposti dalla Costituzione) scatena la soddisfazione di una maggioranza di asini che se la ridono dietro il vergognoso straccio che portano davanti alla bocca e manda nello sconforto il resto, minoritario, della popolazione.

Il Paese è diviso in 3 partiti (tutte le precedenti divisioni ideologiche e politiche sono azzerate). Fra due di essi, ormai, non ci può più essere alcuna comunicazione. Il terzo è il cuscinetto che determinerà l’andamento di questa vicenda nei prossimi mesi.

Il partito A, diciamo i “Rosa”, è formato dai teneroni che pensano ancora che questa vicenda abbia un principale fondamento sanitario. Ovvero che il governo sia composto da generosi filantropi strenuamente impegnati nella difesa della salute pubblica, che le limitazioni (maschere, distanziamenti, lockdown, semi-obbligo vaccinale) siano dolorosamente necessarie per preservare la popolazione, soprattutto quella debole. Molti vivono le privazioni come una forma di rispetto e di devozione verso gli anziani con i quali hanno contiguità (ad esempio i genitori), senza riflettere sul fatto di non aver mai tenuto questi comportamenti fino a 2 anni fa, quando le malattie virali erano ugualmente diffuse e mietevano le stesse migliaia di vittime che mietono adesso (le statistiche di decessi e ricoveri comparate con gli anni precedenti non vengono mai esibite, perché evidenzierebbero l’assenza di una situazione di emergenza). Nessuno, prima d’ora, si era mai preso la briga di capire chi fosse “l’untore”, di chi fosse la “colpa” se il nonno o la nonna avevano preso la polmonite virale che li avrebbe accompagnati all’Ultimo Passo e, anzi, ritenevano (pensate un po’…) che una vicinanza, una carezza, una parola di conforto fossero molto più un sollievo che un pericolo. Questo tipo di fatalismo è stato abolito nel marzo 2020. Nessuno dei Rosa valuta importante che l’ipertutela contro il covid determini l’abbattimento di ogni altra tutela della salute pubblica: meno controlli oncologici o cardiaci, meno prevenzione, meno risorse negli ospedali per le altre malattie, meno visite, per non parlare di più solitudine, più miseria, più paura, più inedia che, sicuramente, bene non fanno ai sistemi immunitari.

I loro slogan sono cose del tipo “non abbassiamo la guardia”, “ancora un piccolo sforzo e ne saremo fuori”, “#iomiproteggo”, “presto torneremo ad abbracciarci” e infantilismi simili.

 

Il partito B, diciamo i “Verdi”, sono quelli che hanno capito che la vicenda non è più (e praticamente non lo è mai stata) di natura sanitaria. Che dietro lo spauracchio di una malattia dal modesto impatto sociale si nasconde un desiderio di trasformazione operato ad alto livello da potentati politico-militari-economici e avallato, a basso livello, da un’Umanità radicalmente trasformata da una rapidissima evoluzione tecnologica, antropologica e sociale. Il loro unico slogan è “via tutte le limitazioni, in galera chi ha voluto tutto questo”.

 

Il partito C è quello dei “neri”, quelli che un po’ l’hanno capita. Anzi, sono praticamente sicuri che “qualquadra non cosa”, che non ci sia corrispondenza fra il problema sanitario e la mole di provvedimenti limitativi delle libertà personali, sociali, professionali, scolastiche, culturali, politiche, sportive, ecc. Il fatto è che il buio tunnel della nuova normalità è divenuto loro familiare. L’emergenza se la sono arredata e la trovano confortevole. In questo momento non sarebbero in grado di privarsi del sovraccarico di comportamenti che la vicenda-covid impone da due anni. Trovano non spiacevole un mondo ultra-digitalizzato, domestico, sterilizzato, distanziato, imbavagliato; politicamente la svolta dittatoriale e antidemocratica non li turba (la democrazia parlamentare e partitica, con le sue farraginosità, era venuta a noia a molti); si procurano al massimo di conservare una o pochissime piccole nicchie di normalità a cui tenevano particolarmente (il teatro o lo stadio o il cinema o la palestra o il ristorante o il bar a condizione comunque che sia tutto fastidiosamente ostacolato, limitato, mascherato, selezionato, depotenziato, in mondo da rimanere fruibile solo da soggetti in possesso di una speciale e fortissima motivazione), accettando di vedersi sfilare tutto un “resto” a cui, in fondo, non tenevano poi tanto. Forse l’abbonamento a teatro o allo stadio non era così importante e si faceva solo per pigra abitudine; forse in palestra non ci si andava poi tanto volentieri; forse quei raduni di parenti a Natale, quelle riunioni di lavoro, quei concerti, quelle vacanze esotiche, quell’impegno nel volontariato, quei compleanni dei bambini, quei riti religiosi, quell’attività politica erano abitudini che andavano ridiscusse e che si possono sostituire con qualche app (“Dai! Scarica l’app! fai tutto comodamente da casa tua!” è il refrain più martellante che propone oggi la pubblicità). I giovanissimi, poi, sono stati fra i più sorprendentemente rapidi ad adeguarsi a questa nuova normalità che, evidentemente, antropologicamente si attaglia meglio alla mentalità digitale e cybernetica con la quale sono cresciuti.

Alcuni sono “rane di Chomsky”, anestetizzati da due anni di disinformazione a senso unico e incapaci di reazioni (parole chiave “eh, cosa ci vuoi fare, va così”, “mi sa che durerà ancora a lungo”, “cerchiamo di tirare avanti”); altri sono perfidamente ottimisti (“la mascherina ci ha salvato dall’influenza”, “un po’ meno ressa, in fondo, non fa male”, “è giusto che la prima cosa sia la salute”, “è giusto usare la massima prudenza”, “non puoi barattare la vita per uno spritz”, “ci sono delle regole: rispettiamole”, “non possiamo dimenticare 130mila morti” e simili).

 

Cerco di indovinare le quote “elettorali”. A marzo 2020  i Rosa erano al 95%. I Verdi come me (sono un membro fondatore) al 4%. I neri all’1. Poi i Rosa hanno ceduto vaste quote a Verdi e Neri. Ora, secondo me, i tre partiti sono virtualmente alla pari, anche se la momentanea alleanza fra Rosa e Neri determina la maggioranza.

I Verdi e i Neri non possono dialogare e sono destinati allo scontro che (a mio avviso miracolosamente) non si è ancora conclamato, se non con qualche tafferuglio di irrilevante spessore.

I Rosa sono destinati, nel tempo, a diminuire ancora di numero (perché, anche se tardi, dovranno capirla prima o poi) e ad associarsi ai verdi o ai neri, contribuendo a radicalizzare lo scontro che, a quel punto, sarà depurato dalla sovrastruttura sanitaria, e sarà fra razze umane: quella “vecchia” e quella “nuova”. In palio non ci sarà la salute pubblica (che non è mai fregata un granché a nessuno, vedi assenza di limiti alimentari, alcolici, automobilistici, sessuali e di ogni comportamento potenzialmente letale), ma la concezione filosofica della vita, la nuova morale, la nuova etica, la nuova politica.

Uno scontro che sarebbe stato comunque in programma fra qualche anno, ma che la vicenda psicotica legata al covid ha drammaticamente anticipato.

Ma ho un sogno. Il sogno di quando lasceremo risuonare la libertà da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città; acceleriamo quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, cattolici e protestanti, (siringati e non siringati, ndr) sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

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